«Basta».
Ricordo il momento in cui ho sentito che qualcosa doveva cambiare. Le mie giornate si assomigliavano tutte: mi alzavo, andavo a lavorare, tornavo a casa, pensavo alle faccende e ai bisogni della famiglia. Poi arrivava la sera, andavo a letto e il giorno dopo ricominciavo.
Cercavo di fare la mia parte. Volevo essere una donna indipendente, una brava madre e una brava moglie. Erano ruoli importanti per me, ma nel tentativo di esserci per tutto e per tutti avevo lasciato sempre meno spazio ai miei bisogni.
Poco alla volta sentivo di spegnermi. Mi mancavano stimoli, vedevo le stesse persone, ascoltavo gli stessi problemi e le stesse difficoltà. Facevo fatica a trovare un momento nel quale chiedermi: «Io come sto? Che cosa desidero?»
Quel «basta» è stato il punto dal quale ho cominciato a cercare uno spazio anche per me.
Ho iniziato a studiare per ascoltarmi
Da lì ho iniziato a studiare per me stessa. Mi sono appassionata ai simboli e alla mappa dell’Albero della Vita, dedicando tempo a qualcosa che risvegliava la mia curiosità.
Man mano cercavo di portare nella vita quotidiana ciò che emergeva dalle mie riflessioni. Osservavo le mie abitudini, il modo in cui distribuivo le energie, le aspettative che avevo verso me stessa.
Mi accorgevo di quante volte mettevo da parte un bisogno perché c’era sempre qualcosa di più urgente. Di quanto fosse facile riconoscere ciò che serviva agli altri e più difficile dare voce a ciò che serviva a me.
L’Albero della Vita è diventato una struttura alla quale tornare per esplorare queste domande e mettere in relazione aspetti della mia esperienza che prima guardavo separatamente.
Un cammino che ha richiesto tempo
È stato un percorso lungo, non sempre lineare.
Ci sono cose di noi che accettiamo più facilmente e altre che non vogliamo vedere. Alcune consapevolezze arrivano presto; altre hanno bisogno di tempo, perché toccano abitudini, paure o modi di vivere ai quali siamo legati.
Anche per me è stato così. Comprendere qualcosa non significava riuscire subito a cambiarlo. A volte tornavo sugli stessi punti e dovevo fermarmi ad ascoltare ancora.
Con il tempo ho imparato a riconoscere che siamo esseri umani: attraversiamo fasi belle e difficili, viviamo conflitti interiori, desideriamo cose che possono sembrare in contraddizione tra loro.
Quando riusciamo ad avvicinarci a questi passaggi con attenzione, possiamo ricavarne esperienza e una maggiore conoscenza di noi stessi. Ho cominciato così a concedermi più spazio per capire ciò che sentivo, senza pretendere di avere sempre una risposta pronta.
Dalle radici al fondamento
Nel mio modo di lavorare con l’Albero della Vita, ogni sfera apre una prospettiva attraverso cui osservare la situazione.
Malkuth, il Regno, mi riporta alla domanda: «Da dove sto partendo?» Mi invita a guardare la realtà che vivo, le condizioni nelle quali mi muovo e ciò che accade nel presente.
Yesod, il Fondamento, apre un’altra domanda: «Su cosa mi sto basando?» Qui trovano spazio percezioni, desideri, aspettative e timori che influenzano il modo in cui interpreto gli eventi.
Distinguere ciò che accade dal significato che gli attribuisco è stato, e continua a essere, un esercizio importante. Una paura può sembrarmi una certezza; un’aspettativa può orientare il mio sguardo senza che me ne accorga.
Queste domande mi aiutano a fermarmi e a osservare con più cura il terreno dal quale nascono le mie scelte.
Il legame che sento oggi
Il mio legame con questo percorso continua a vivere nello studio, nelle riflessioni e nei piccoli gesti quotidiani.
Tarocchi, rune e Albero della Vita sono parte del linguaggio simbolico attraverso cui esploro ciò che vivo e accompagno le persone che si rivolgono a me. Nel consulto, i simboli entrano in dialogo con la domanda e con l’esperienza della persona, facendo emergere collegamenti e nuovi punti di osservazione.
La mia esperienza personale mi ricorda quanto sia importante rispettare i tempi di chi ho davanti. So che alcune domande possono toccare punti delicati e che una consapevolezza ha bisogno di trovare il proprio spazio prima di diventare una scelta concreta.
Per questo desidero offrire ascolto e attenzione, lasciando a ciascuno la libertà di riconoscere ciò che sente e decidere come portarlo nella propria vita.
Abitare il momento presente
Questo cammino mi ha aiutata a riconoscere che anche i miei bisogni meritano cura e che posso concedermi di vivere un momento senza doverlo subito riempire di altro.
È qualcosa che continuo a imparare.
A volte significa accorgermi di essere stanca. Altre volte dedicarmi a ciò che mi appassiona, ascoltare una persona cara o godermi il mare.
Anche ora, mentre scrivo, mi fermo a ripercorrere la mia storia e a sentire che cosa desidero condividere. Sto dedicando attenzione a questo momento, alle parole e all’esperienza che portano con sé.
È anche così che sento di ritrovare me stessa: riconoscendomi nella vita che sto vivendo, un passo alla volta.
Se desideri conoscere il mio modo di lavorare, puoi esplorare i percorsi con l’Albero della Vita disponibili sul mio profilo NovaVista, attraverso i pulsanti presenti in questo sito.
Ile Oltre la Carta