Ci sono qualità che riconosciamo facilmente negli altri.
Vediamo chi sa ascoltare.
Chi riesce a trovare sempre le parole giuste.
Chi porta calma.
Chi ha creatività.
Chi riesce a rialzarsi anche dopo momenti difficili.
Quando però una qualità appartiene a noi, spesso facciamo più fatica a darle valore.
Perché?
Perché ci viene naturale.
E tutto ciò che ci viene naturale rischia di sembrarci normale, scontato, perfino poco importante.
Ma proprio lì, a volte, si nasconde uno dei nostri doni più autentici.
Un dono non deve essere qualcosa di eccezionale
Quando sentiamo la parola “dono”, pensiamo facilmente a un talento evidente.
Qualcosa che gli altri notano subito.
Qualcosa che ci rende speciali in modo riconoscibile.
Ma un dono può essere anche molto più silenzioso.
Può essere la capacità di comprendere gli altri.
Può essere il modo in cui riesci a portare leggerezza quando l’atmosfera si fa pesante.
Può essere la tua tenacia.
La capacità di organizzare.
L’intuizione.
La creatività.
La sensibilità.
Il coraggio di ricominciare.
La capacità di vedere una possibilità quando qualcun altro vede soltanto un ostacolo.
Non sempre i nostri doni fanno rumore.
Spesso fanno semplicemente parte del modo in cui siamo fatti.
Perché li sottovalutiamo?
Una delle ragioni più semplici è che ciò che per noi è spontaneo ci sembra facile.
E se ci sembra facile, tendiamo a pensare che non abbia molto valore.
Ma non è così.
Una persona che sa ascoltare può pensare:
“Sto solo ascoltando.”
Una persona creativa può dire:
“Mi è venuta un’idea.”
Una persona capace di sostenere gli altri può pensare:
“Ho solo detto quello che sentivo.”
Eppure, per chi riceve quell’ascolto, quell’idea o quella parola, può fare una differenza enorme.
A volte siamo così abituati a utilizzare una nostra qualità da non riuscire più a vederla.
Anche ciò che abbiamo attraversato può aver fatto emergere risorse
Ci sono aspetti di noi che scopriamo soltanto vivendo.
Esperienze difficili possono averci costretto a sviluppare forza, autonomia, capacità di adattamento.
Momenti di cambiamento possono averci insegnato a trovare nuove strade.
Situazioni emotivamente intense possono aver affinato la nostra sensibilità.
Questo non significa che ogni difficoltà debba necessariamente avere uno scopo o che dobbiamo essere grati per ciò che ci ha fatto soffrire.
Significa però che, guardandoci indietro, possiamo accorgerci di avere costruito dentro di noi risorse che forse prima non possedevamo.
E che oggi rischiamo di considerare semplicemente “normali”.
Guardarsi con occhi diversi
Forse uno degli esercizi più difficili è proprio questo:
guardarsi senza cercare subito ciò che manca.
Siamo molto allenati a chiederci:
“Cosa devo migliorare?”
“Dove sto sbagliando?”
“Cosa devo ancora imparare?”
Molto meno spesso ci chiediamo:
“Che cosa c’è già in me?”
Oppure:
“Che cosa faccio con naturalezza che per qualcun altro potrebbe non essere così semplice?”
Potresti anche pensare alle persone che ti conoscono bene.
Per cosa vengono da te?
Per un consiglio?
Perché sai ascoltare?
Perché trovi soluzioni?
Perché riesci a calmare?
Perché porti energia?
Perché sei pratica?
Perché riesci a vedere oltre?
A volte gli altri riconoscono i nostri doni molto prima di noi.
I simboli come specchio
È anche per questo che amo lavorare con Tarocchi e Rune.
Non soltanto per osservare blocchi, difficoltà o domande.
Ma anche per riportare alla luce qualità che una persona non sta riconoscendo.
Un simbolo non crea qualcosa che non esiste.
Può però aiutarci a vedere con maggiore chiarezza una parte di noi che avevamo smesso di osservare.
E qualche volta basta cambiare domanda.
Non solo:
“Che cosa mi sta bloccando?”
Ma anche:
“Quale risorsa sto dimenticando?”
“Che cosa possiedo già?”
“Quale parte di me meriterebbe più spazio?”
Forse non devi diventare qualcun altro
Forse non sempre la crescita consiste nel trasformarsi.
A volte consiste nel riconoscersi.
Nel vedere finalmente il valore di qualcosa che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.
Può essere una qualità piccola.
Può essere una capacità che nessuno ti ha mai insegnato.
Può essere qualcosa che fai quasi senza pensarci.
E proprio per questo potresti non averlo mai chiamato “dono”.
Ma forse lo è.
Forse il dono che stai cercando non è lontano.
Forse è già lì.
In una parte di te che hai semplicemente imparato a dare per scontata.
Una domanda da portare con te
Qual è una qualità che gli altri riconoscono spesso in te, ma che tu continui a considerare “normale”?
Forse puoi partire proprio da lì. 💜
Ile Oltre la Carta nasce anche da questo: usare Tarocchi, Rune e simboli per guardarsi da prospettive nuove, riconoscere ciò che si muove dentro di noi e dare valore anche a ciò che avevamo smesso di vedere.