Oltre la carta, c'è sempre una storia
Sono Ile e il mio percorso nasce da una domanda che mi accompagna da tempo: cosa accade quando smettiamo di cercare risposte fuori di noi e iniziamo ad ascoltare davvero ciò che stiamo vivendo?
Nel tempo ho studiato e approfondito diversi linguaggi simbolici, tra cui i Tarocchi, le Rune e l’Albero della Vita. Oggi li utilizzo come strumenti di ascolto, riflessione e consapevolezza, all’interno di uno spazio in cui la persona possa fermarsi e osservare la propria esperienza da una prospettiva diversa.

Da dove tutto è iniziato
Il mio incontro con i Tarocchi è avvenuto molto presto, quando avevo tredici o quattordici anni. Una vicina di casa iniziò a insegnarmeli e io andavo da lei di nascosto, perché i miei genitori non volevano.
Eppure, proprio lì è nata una passione che non mi ha mai abbandonata davvero.
Qualche anno dopo arrivò il mio primo mazzo, che iniziai a utilizzare con le amiche. Poi la vita prese un'altra direzione: a diciannove anni diventai mamma, lasciai la casa dei miei genitori e iniziai a lavorare nella grande distribuzione, dove negli anni arrivai a ricoprire il ruolo di capo reparto.
I Tarocchi rimasero con me, in silenzio, fino a quando, intorno ai quarant'anni, decisi di riprenderli in mano. Da quel momento iniziai a studiare, frequentare corsi e confrontarmi con altre persone che lavoravano con questi strumenti.
Non è stato un ritorno al punto di partenza. È stato l'inizio di un modo completamente diverso di guardare le carte.

Quando ho iniziato a guardare oltre la previsione.
Riprendendo lo studio dei Tarocchi, iniziai a frequentare corsi e a confrontarmi con altre persone che lavoravano con le carte.
Fu proprio attraverso lo studio e il confronto che cominciai a farmi delle domande.
A volte sentivo interpretazioni estremamente precise sul futuro o sulla vita delle persone e dentro di me nasceva spontanea una domanda: come possiamo essere certi che ciò che pensiamo di vedere sia davvero la verità dell'altra persona?
Ho compreso, nel tempo, che quella strada non mi apparteneva. Una carta può aprire una riflessione, mostrare un simbolo, far emergere una domanda o una possibilità, ma la sua lettura passa sempre attraverso un'interpretazione.
Anche l'incontro con la filosofia di Alejandro Jodorowsky ha contribuito a cambiare il mio sguardo sui Tarocchi: non più uno strumento per consegnare sentenze sul futuro, ma un linguaggio simbolico attraverso cui osservare ciò che stiamo vivendo.
È da qui che nasce il mio modo di lavorare oggi: non dirti cosa accadrà, ma accompagnarti nell'osservare ciò che c'è, ciò che senti e le possibilità che forse, in un momento di confusione, fai fatica a vedere.

Dalle Rune al quadro Runologico
Il mio percorso nell’Albero della Vita è iniziato come allieva. Mi sono avvicinata a questo studio spinta dalla curiosità e dal desiderio di comprendere un linguaggio simbolico complesso e affascinante.
Nel tempo diventai assistente della docente e continuai ad approfondire questo percorso. Parallelamente, iniziai a studiare le Rune in modo autonomo: cercavo materiale, prendevo appunti, confrontavo significati e approcci diversi, costruendo una ricerca sempre più profonda.
Da questo lavoro di studio nacque anche uno dei miei corsi dedicati alle Rune.
Continuando a studiare, iniziai a osservare i possibili punti di incontro tra linguaggi simbolici differenti. Non cercavo di forzarli dentro un unico sistema: mi interessava capire se potessero dialogare e offrire prospettive diverse sulla persona e sul suo percorso.
È da questa ricerca che, gradualmente, ha iniziato a prendere forma il Quadro Runologico.
Non dalla pretesa di inventare nuovi simboli o nuovi significati, ma dal desiderio di creare una struttura personale di lettura: una mappa capace di esplorare aspetti diversi dell’esperienza, come i bisogni profondi, le reazioni al conflitto, le memorie ereditate, il Nido, le relazioni, il sociale, il lavoro, i conflitti e le risorse.
Per me il Quadro Runologico non stabilisce chi sei e non definisce un destino immutabile. È una mappa simbolica che invita a osservarti, riconoscere alcuni movimenti interiori e porti nuove domande.
Perché una mappa non decide dove devi andare. Può però aiutarti a comprendere meglio dove ti trovi e quale direzione senti più vicina a te.
Perché “Oltre la Carta”
Ho scelto il nome Ile Oltre la Carta perché racconta il senso più profondo del mio modo di lavorare.
Non mi considero una veggente né una medium. Sono una donna che ascolta e che, attraverso i linguaggi simbolici che ha studiato, cerca di offrire uno spazio nel quale fermarsi, osservare e ritrovare una direzione.
Per me andare oltre la carta significa andare oltre l’apparenza, oltre il giudizio e oltre i pregiudizi. Significa provare a guardare ciò che stiamo vivendo con occhi nuovi, anche quando attraversiamo un momento difficile.
Quando una persona termina un incontro con me, ciò che desidero non è che porti con sé una risposta assoluta. Vorrei che si sentisse più serena, che riuscisse a vedere una possibilità dove prima percepiva soltanto confusione e che potesse domandarsi: cosa sento davvero giusto per me, adesso?
A volte non possiamo cambiare immediatamente ciò che accade intorno a noi. Possiamo però iniziare a comprendere come lo stiamo vivendo e quale passo desideriamo compiere.